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È stato l'uomo che ha guidato la rinascita tecnica e commerciale della Ducati negli anni '80 e '90.

Si laurea in Ingegneria Meccanica all'Università di Bologna, discutendo come tesi di Laurea un progetto di testata motore a 4 valvole con comando desmodromico.

Inizia la sua attività professionale insegnando e quindi entrando a lavorare alle Acciaierie Terni.

Nel 1978 è assunto alla Ducati con il compito di occuparsi della ricerca e sviluppo dei motori Diesel industriali. Nel 1980 gli viene affidata la direzione tecnica del settore moto e del comparto motori Diesel.

A partire dal 1985 ridefinisce e implementa l'intera gamma di moto con il marchio Ducati.

Nominato direttore generale nel 1992, porta l'azienda di Borgo Panigale da una produzione di poche migliaia di pezzi della fine degli anni '80 agli oltre 40 000 del 2000.

La crescita dei volumi produttivi si accompagna a un forte incremento dei profitti ottenuti grazie alla standardizzazione del prodotto, il controllo sui costi, i successi nelle competizioni e al premio di prezzo che ne consegue.

Sotto la sua gestione i risultati economici migliorano portando il margine operativo oltre il 20% del fatturato.

Il primo contatto con Ducati avviene nel 1974, ai tempi della preparazione della tesi che aveva come oggetto la progettazione di una testa a quattro valvole a comando desmodromico e camera di scoppio Cosworth, adottata sul motore Ford per l’impiego in Formula 1.

Nel 1978 dopo uno stage presso Ducati, Bordi viene assunto dalla casa bolognese con il compito di sviluppare motori diesel.

Dopo circa due anni dal suo arrivo in Ducati gli è affidata la responsabilità di tutta la R&D dei motori Diesel e quella delle moto.

A seguire assume il ruolo di direttore tecnico e quindi diviene direttore generale, sia del marchio Ducati sia di quello Cagiva dei fratelli Castiglioni che nel 1985 erano diventati i nuovi azionisti dell'azienda.

Sotto la sua guida e dallo sviluppo della sua tesi di Laurea, nasce il motore Desmoquattro che viene montato per la prima volta sulla Ducati 748. Una vera rivoluzione per il mondo delle due ruote e la definitiva inversione di rotta per il marchio Ducati.

Sulla base della 748 seguiranno poi le famiglie Ducati 851 e Ducati 916 che daranno alla società grandi soddisfazioni sia nelle competizioni Superbike sia in termini di fatturato.

Bordi ha anche un ruolo determinante nella nascita stessa del Campionato Mondiale Superbike e dello sviluppo del regolamento tecnico negli anni.

La consacrazione della rinascita arriva nel 1993 quando Bordi intuisce che è il momento di allargare la base del prodotto Ducati, proponendolo anche a un pubblico meno corsaiolo, ma comunque sportivo. Nasce così la prima Ducati Monster che abbina - come desidera Bordi - il telaio blasonato della 851 con un motore due valvole raffreddato ad aria ed una estetica minimale.

Il successo è immediato e mondiale. Tanto da determinare la nascita di un nuovo segmento di mercato che da quel momento viene definito naked. A distanza di oltre vent'anni, il concetto ispirativo di base della Monster è ancora il medesimo di allora.

Nei primi anni '90 Bordi lancia il progetto della Supermono, moto costruita per competere nell'omonimo campionato caratterizzato da pochissime regole: la principale è l'obbligatorietà del motore monocilindrico. La Supermono adotta un motore di 550 cc. a cilindro orizzontale che monopolizza per merito delle sue prestazioni il campionato, contribuendo a decretarne per eccesso di vittorie lo stesso declino.

Alla fine degli anni '90, dopo che Ducati passa di mano dai Castiglioni al fondo americano TPG, si decide di dare un ulteriore sviluppo alla produzione della Ducati che comunque sotto la guida di Bordi è passata dalle poche centinaia di pezzi degli anni '80, ai 40 000 del 2000. L’obiettivo di Bordi è di realizzare una moto “dual” che possa ricordare e rinnovare il grande successo della Scrambler degli anni '70.

La proposta è di sviluppare la nuova “Scrambler” sulla base del telaio 851 / St2, con motore bicilindrico raffreddato ad aria di 1000cc.

Nonostante le resistenze dei vertici ”TPG”, Bordi dà inizio al progetto che sarà completato dopo la sua uscita dalla Ducati.

La moto si chiamerà Multistrada e sarà la base di una delle famiglie di maggior successo della Ducati.

Sotto l'aspetto più prettamente motoristico Massimo Bordi prima di lasciare Ducati, pone anche le basi per la realizzazione del nuovo motore Ducati Testastretta, il cui nome deriva dal ridotto angolo tra le valvole. E sarà proprio questo motore a garantire il mantenimento della competitività di Ducati nel mondo delle corse Superbike.

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